Tre persone della stessa famiglia, una coppia di anziani e la nipote, sono state ricoverate all’ospedale Santa Maria Annunziata di Ponte a Niccheri, nel comune di Bagno a Ripoli, dopo aver consumato funghi identificati come Amanita phalloides. L’episodio si è verificato nei giorni scorsi in una frazione di San Casciano.
Il ricovero dopo il consumo dei funghi
Secondo quanto riferito dal Gazzettino del Chianti, i tre avrebbero raccolto e mangiato esemplari di Amanita phalloides, probabilmente confondendoli con l’Amanita caesarea, conosciuta anche come ovolo buono. Dopo il consumo è comparsa una pesante intossicazione e si è reso necessario il trasferimento urgente al presidio ospedaliero dell’Asl Toscana Centro.
La coppia, entrambi ultraottantenni, e la nipote sono ancora seguiti in ospedale per le cure del caso. La vicenda ha riportato l’attenzione sulla difficoltà di distinguere alcune specie di funghi, soprattutto quando vengono raccolte in una fase di sviluppo nella quale le caratteristiche esterne possono risultare meno riconoscibili.
La differenza tra le due specie
La Fondazione Una, citata dal giornale, descrive l’Amanita phalloides come una specie ad altissima tossicità, capace di assomigliare ad altri funghi. È conosciuta anche con il nome di tignosa verdognola e appartiene alla famiglia delle Amanitaceae. La fondazione la indica tra le quattro amanite mortali presenti in Italia, insieme ad Amanita verna, Amanita virosa e Amanita porrinensis.
- L’Amanita phalloides può essere confusa con altre specie, in particolare quando è ancora chiusa.
- All’interno dell’ovolo della specie velenosa possono comparire tonalità biancastre o verdognole.
- Nel fungo commestibile Amanita caesarea, sempre allo stadio chiuso, la sezione presenta invece venature giallo-aranciate.
La Fondazione Una sottolinea inoltre che l’Amanita phalloides è molto diffusa e che il suo polimorfismo, cioè la varietà delle forme che può assumere, contribuisce a renderla somigliante a numerose altre specie. L’intossicazione causata dal fungo può avere conseguenze molto gravi e richiede un trattamento ospedaliero, come avvenuto per i tre componenti della famiglia di San Casciano.